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E' stata recentemente annunciata una nuova Ostensione della Sacra Sindone, dopo l'ultima avvenuta durante il giubileo del 2000 e dopo l'operazione di restauro conservativo cui è stata sottoposta nel 2002. La Sindone verrà esposta all'interno del Duomo di Torino a partire dal 10 Aprile 2010, per circa una quarantina di giorni. Durante l’Ostensione, Torino attende anche la visita del Papa, che celebrerà la Messa in Piazza San Carlo domenica 2 maggio. La nostra parrocchia, guidata da don Teodosio, si recherà in pellegrinaggio a Torino da 23 aprile fino al 26. Sono aperte le prenotazioni per poter partecipare all'evento. Per qualsiasi informazione rivolgersi a don Teodosio.

Arriviamo preparati a Torino: cos'è la Sindone?

La Sacra Sindone

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni di torture, maltrattamenti e di crocefissione. La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo, nel sepolcro. La sua autenticità è oggetto di fortissime controversie.

Secondo i racconti dei vangeli, dopo la sua morte il corpo di Gesù fu deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo (sindone) con bende e deposto nel sepolcro. Luca e Giovanni menzionano i tessuti funebri anche dopo la risurrezione. Della sindone evangelica non viene fornita alcuna descrizione circa dimensioni, forma, materiale; viene però indicato che fu utilizzato un telo per il corpo e un fazzoletto (sudario), separato, per la testa. Non è presente alcun accenno o riferimento circa la formazione di un'immagine su un qualche tessuto.

È ipotizzabile che il telo e il sudario siano stati conservati dalla primitiva comunità cristiana  e tenuti nascosti a causa delle persecuzioni e delle credenze giudaiche che ritenevano impuri gli oggetti venuti a contatto con un cadavere.

Tutti gli storici sono d'accordo nel ritenere documentata con sufficiente certezza la storia della Sindone di Torino a partire dalla metà del XIV secolo. Sulla sua storia precedente e sulla sua antichità non vi è accordo.

Quanti credono che essa sia un falso ritengono semplicemente che essa non esistesse prima di tale epoca: un importante elemento a sostegno di questa tesi è il risultato dell'esame del carbonio 14 eseguito nel 1988, secondo il quale il telo risale (con il 95% di probabilità) al periodo compreso tra il 1260 e il 1390. La validita' di quest'esame è stata rimessa in discussione per la possibilita' di aver prelevato per esaminarlo un lembo rattoppato dopo l'incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.

Quanti invece credono che la Sindone sia l'autentico lenzuolo sepolcrale di Gesù rifiutano la validità della datazione al carbonio 14 e ne collocano l'origine nella Palestina del I secolo. Secondo un'ipotesi che gode di molto credito tra di essi, essa coinciderebbe con il mandylion o "Immagine di Edessa", un'immagine di Gesù molto venerata dai cristiani d'Oriente, la cui esistenza è documentata dal VI secolo fino al 1204: questo spiegherebbe l'assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone in tale periodo.

Secondo l'ipotesi autenticista, queste sarebbero le tappe salienti della storia della Sindone nei primi tredici secoli:

•          inizialmente la Sindone è conservata dalla primitiva comunità cristiana, come ricordo della Passione di Gesù; a causa delle persecuzioni viene tenuta nascosta.

•          in seguito, entro il VI secolo, viene portata nella città di Edessa e diviene nota come mandylion.

•          nel 944, dopo che Edessa è stata occupata dai musulmani, i bizantini trasferiscono il mandylion a Costantinopoli.

•          nel 1204 Costantinopoli viene saccheggiata dai crociati, e del mandylion, ovvero della Sindone, si perdono le tracce. Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare come essa sia poi giunta in Francia, dove ricompare circa 150 anni dopo.

Questi invece sono i principali eventi della sua storia successiva, ritenuta certa dagli storici:

•          nel 1353, a Lirey in Francia, il cavaliere Goffredo di Charny annuncia di essere in possesso del telo che avvolse il corpo di Gesù nel sepolcro.

•          nel 1453 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, vende la Sindone ai duchi di Savoia, che la portano a Chambéry, loro capitale.

•          nel 1506 Papa Giulio II autorizza il culto della Sindone.

•          il 4 dicembre 1532 la Sindone viene danneggiata da un incendio che la brucia in più punti. Tra il 15 aprile e il 2 maggio dell'anno successivo le suore clarisse di Chambéry la riparano applicando alcune toppe e cucendola su un telo di sostegno.

•          nel 1578 il duca Emanuele Filiberto, che ha spostato a Torino la capitale del ducato, vi trasferisce anche la Sindone.

•          nel 1898 la Sindone viene fotografata per la prima volta, e si scopre che l'immagine dell'Uomo della Sindone è un negativo: questo avvenimento solleva l'interesse della comunità scientifica sul lenzuolo e riaccende il dibattito, a tutt'oggi non concluso, sulla sua autenticità.

•          nel 1973 avviene la prima ostensione televisiva della Sindone, che la rivela al grande pubblico.

•          nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo Re d'Italia, morendo lascia la Sindone in eredità al Papa, che ne delega la custodia all'Arcivescovo di Torino.

•          nel 1988 la Sindone viene sottoposta all'esame del carbonio-14: il risultato è che il lenzuolo è di epoca medievale (1260-1390, periodo compatibile con la sua comparsa a Lirey nel 1353), ma diversi sindonologi ne contestano l'attendibilità.

•          nella notte tra l'11 e 12 aprile del 1997 la Sindone è minacciata da un incendio che devasta la Cappella del Guarini; portata in salvo dai vigili del fuoco, non riporta alcun danno.

•          nel 2002 la Sindone è sottoposta a un intervento di restauro conservativo: tra l'altro vengono rimosse le toppe e il telo di sostegno applicati dopo l'incendio del 1532.

La Sindone a Torino

Dopo aver trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino nel 1562, nel 1578 il duca Emanuele Filiberto decide di portarvi anche la Sindone. L'occasione si presenta quando l'arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, fa sapere che intende sciogliere il voto, da lui fatto durante l'epidemia di peste degli anni precedenti, di recarsi in pellegrinaggio a piedi a visitare la Sindone. Emanuele Filiberto ordina di trasferire la reliquia a Torino per abbreviargli il cammino, che San Carlo percorre in cinque giorni.

La Sindone, però, non viene più riportata a Chambéry: da allora resterà sempre a Torino, salvo brevi spostamenti. Nel 1694 viene collocata nella nuova cappella appositamente costruita, edificata tra il Duomo e il Palazzo reale dall'architetto Guarino Guarini: questa è tuttora la sua sede.

Nel 1706 Torino è assediata dai francesi e la Sindone viene portata per breve tempo a Genova; dopo questo episodio non si muoverà più per oltre duecento anni, rimanendo a Torino anche durante il periodo dell'invasione napoleonica. Solo nel 1939, nell'imminenza della Seconda guerra mondiale, viene nascosta nel santuario di Montevergine in Campania, dove rimane fino al 1946; questo è a tutt'oggi il suo ultimo viaggio.

In occasione dell'ostensione pubblica del 1898, l'avvocato torinese Secondo Pia, appassionato di fotografia, ottiene dal re Umberto I il permesso di fotografare la Sindone. Superate alcune difficoltà tecniche, il Pia esegue due fotografie e al momento dello sviluppo gli si manifesta un fatto sorprendente: l'immagine della Sindone sul negativo fotografico appare "al positivo", vale a dire che l'immagine stessa è in realtà un negativo. La notizia fa discutere e accende l'interesse degli scienziati sulla Sindone, iniziando un'epoca di studi che fino ad oggi non si è conclusa; ma non manca anche chi accusa il Pia di avere manipolato le lastre.

Nel 1931 viene eseguita una nuova serie di fotografie, affidata a Giuseppe Enrie, uno dei migliori fotografi italiani dell'epoca. Per evitare ulteriori polemiche, tutte le operazioni vengono svolte in presenza di testimoni e certificate da un notaio. Le fotografie di Enrie confermano la scoperta del Pia e dimostrano che non vi era stata alcuna manipolazione.

Nel 1973 vengono effettuati i primi studi scientifici diretti, ad opera di una commissione nominata dal cardinale Pellegrino. Una campagna di studi più approfondita si svolge nel 1978, quando la Sindone viene messa per cinque giorni a disposizione di due gruppi di studiosi, uno statunitense (lo STURP) e uno italiano.

Nel 1983 muore Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia: nel suo testamento egli lascia la Sindone in eredità al Papa. Giovanni Paolo II stabilisce che essa rimanga a Torino e nomina l'arcivescovo della città suo custode.

Nel 1988 tre laboratori internazionali eseguono l'esame del carbonio 14: la Sindone viene datata agli anni 1260-1390, ma il risultato viene contestato da numerosi sindonologi.

Nel 1997 un incendio scoppiato nella cappella del Guarini mette di nuovo in pericolo la Sindone, ma il pronto intervento dei Vigili del fuoco, che sfondano a colpi di mazza la teca di vetro blindato, evita che essa subisca danni.

Nel 2000 si svolge quella che finora è l'ultima ostensione della Sindone: il lenzuolo viene esposto nel Duomo di Torino, dietro l'altare, per alcune settimane, e visitato da un grandissimo numero di pellegrini.

Nel 2002 la Sindone viene sottoposta ad un intervento di restauro conservativo: vengono rimossi i lembi di tessuto bruciato nell'incendio del 1532 e i rattoppi applicati dalle suore di Chambéry; anche il telo di sostegno (la "tela d'Olanda") applicata nel 1534 viene sostituito. Il lenzuolo inoltre viene stirato meccanicamente per eliminare le pieghe e ripulito dalla polvere.

 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 07 Marzo 2010 14:48 )

 


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